Milano, 3 ago. (askanews) – La vendemmia anticipata non rappresenta più un’eccezione ma una tendenza che accomuna un numero crescente di territori vitivinicoli italiani. Dalle Langhe alla Franciacorta, dal Friuli-Venezia Giulia al Chianti Classico, il 2026 conferma un quadro ormai ricorrente: sviluppo vegetativo precoce, raccolta anticipata e una gestione dei vigneti sempre più strettamente legata all’evoluzione del clima. Se fino a pochi anni fa l’anticipo della vendemmia era considerato un evento straordinario, oggi sembra diventare una componente stabile con cui i viticoltori devono confrontarsi.
Le testimonianze raccolte da Fontanafredda, Montina Franciacorta, Le Vigne di Zamò, Le Monde, La Ponca e Colombaio di Cencio delineano uno scenario sorprendentemente omogeneo. L’inverno e la primavera, caratterizzati da buone disponibilità idriche, hanno favorito uno sviluppo equilibrato della vegetazione, mentre le temperature elevate registrate tra giugno e luglio hanno accelerato la maturazione delle uve, anticipando in molti casi la raccolta di circa una settimana rispetto allo scorso anno.
Accanto all’anticipo della vendemmia emerge però un secondo elemento che accomuna territori molto diversi tra loro. La gestione della raccolta richiede oggi un monitoraggio continuo della maturazione, spesso vigneto per vigneto e parcella per parcella, perché il caldo accelera i processi vegetativi con velocità differenti a seconda dell’altitudine, dell’esposizione e delle caratteristiche dei suoli. Programmare il momento ottimale della raccolta è diventato uno degli aspetti più delicati dell’intera stagione.













