Il rumore delle forbici tra i filari, tipico del rientro a scuola dei ragazzi, arriva quest’anno quando l’estate è ancora nel pieno della sua corsa. Il calendario segna la fine di luglio, ma in alcune vigne italiane i grappoli sono già stati raccolti e le prime uve sono entrate in cantina. La vendemmia 2026 ha già unito due estremi geografici del Paese, dalla Sicilia occidentale all’Oltrepò Pavese, mostrando ancora una volta come il ciclo della vite abbia progressivamente anticipato i suoi tempi.
Non è un giudizio sulla qualità dell’annata e nemmeno una previsione negativa ma la fotografia di un fenomeno ormai evidente: il calendario della vendemmia non è più quello di qualche decennio fa, quando agosto era ancora un mese lontano dalla raccolta e settembre rappresentava il momento centrale dell’anno vitivinicolo italiano.
Il primo territorio a entrare ufficialmente in vendemmia è stato quello siciliano. Il 21 luglio nel Trapanese, hanno iniziato la raccolta delle varietà più precoci, a partire dal Pinot Grigio e da altri bianchi destinati a valorizzare freschezza e acidità. Quello che colpisce è la differenza dei tempi di una campagna lunga che potrà essere lunga cento giorni, ed accompagnerà il passaggio dalle prime vigne della Sicilia occidentale fino alle ultime uve raccolte sull’Etna.











