Le file ai benzinai di Hebron

“Casse piene di banconote e distributori vuoti”: le sanzioni bancarie imposte dal governo israeliano e i vincoli di Oslo stanno paralizzando l’economia della Cisgiordania.

"Giovedì scorso dovevo prendere l'auto per il matrimonio di mia nipote e ho dovuto fare due ore e mezza di fila per fare benzina", racconta Muhanned Qafisha, giornalista palestinese di Hebron, descrivendo una scena ormai diventata routine in Cisgiordania. "Avevo il terrore di non farcela, perché il giorno dopo era venerdì, che è festa, e poi sabato c'è lo Shabbat, quindi i distributori non funzionano affatto", continua.

Le code infinite ai distributori di benzina sono ormai quotidiane per i palestinesi, che a volte impiegano giornate intere per mettere pochi litri di benzina nel serbatoio della propria macchina. La carenza di carburante nei territori palestinesi, tuttavia, non è dovuta a una semplice mancanza di materia prima, è il sintomo di un'asfissia molto più profonda: l'occupazione economica di Israele e il suo controllo sul sistema finanziario palestinese. Non avendo una propria valuta, i palestinesi utilizzano lo shekel israeliano e l'economia locale si basa quasi interamente sui contanti. Tuttavia, beni vitali come il carburante, l'acqua e l'elettricità devono essere acquistati esclusivamente da compagnie israeliane, le quali accettano solo pagamenti digitali tramite bonifico bancario.