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Nella Striscia di Gaza sta diventando piuttosto diffuso il lavoro di chi ripara le banconote, che scarseggiano sempre di più. Israele controlla tutti i confini della Striscia e dall’inizio della guerra, oltre due anni fa, blocca od ostacola in molti modi l’ingresso di cibo, medicine e altri beni primari. Tra le altre cose vieta completamente l’ingresso di banconote, che servono alla popolazione palestinese per comprare beni nelle poche attività commerciali ancora funzionanti nella Striscia, dove peraltro i prezzi sono insostenibili per molti.
Nella Striscia di Gaza si usa lo shekel, la valuta israeliana (per convertire da shekel a euro dividere per quattro è una buona approssimazione: 10 shekel per esempio equivalgono a 2,50 euro).
In questi giorni BBC News ha descritto come funziona il processo di riparazione delle banconote. È un’operazione artigianale, in cui vengono usati mezzi basilari: righello, colla e matite colorate per ravvivare le tinte sbiadite. La banconota da 20 shekel è rossa, quella da 50 verde, quella da 100 arancione e quella da 200 blu. Le banconote vengono appoggiate su un ripiano, e la colla spesso applicata a mano. Mahmoud Abd al-Nabi, uno dei riparatori, ha raccontato al sito israeliano Ynet che pulisce le vecchie banconote con acqua e sapone, prima di stenderle ad asciugare al sole.






