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Israele impone limitazioni e divieti burocratici arbitrari ai camion di cibo e generi di prima necessità diretti nella Striscia di Gaza, con il risultato che l’arrivo degli aiuti è spesso rallentato o reso impossibile. Questo avviene dall’inizio della guerra, ma la questione è diventata più grave e urgente ora che moltissime persone nella Striscia soffrono di malnutrizione e rischiano tutti i giorni di essere uccise andando a recuperare cibo nei centri di distribuzione allestiti da Israele e usati di fatto come arma di guerra contro i palestinesi.
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Questi divieti burocratici sono arbitrari e a volte incomprensibili: di recente, ha raccontato il quotidiano israeliano Haaretz, è stato vietato l’ingresso a Gaza di un carico di datteri perché considerati un cibo di «lusso» (non avviene sempre: a volte i datteri sono fatti passare). In altri casi sono state vietate le patate perché si conservano a lungo e quindi potrebbero essere rubate e usate dai miliziani di Hamas come merce di scambio.
Attualmente il cibo e i generi di prima necessità entrano nella Striscia di Gaza per due canali principali. Il primo è gestito da Israele stesso tramite la Gaza Humanitarian Foundation, una pseudo ong che ha monopolizzato la distribuzione di cibo rendendola però inefficiente e generando le condizioni per una serie continua di stragi di palestinesi.






