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Il cibo e gli altri beni di prima necessità che domenica Israele ha infine lasciato entrare nella Striscia di Gaza sono stati giudicati insufficienti a rispondere ai bisogni della popolazione e alla disastrosa situazione umanitaria nel territorio. Lunedì pomeriggio il presidente statunitense Donald Trump ha contraddetto le autorità israeliane, che continuano a minimizzare la gravità delle condizioni della popolazione palestinese nella Striscia: ha riconosciuto la presenza di una carestia in corso e ha detto che a breve il suo governo prenderà dei provvedimenti, citando la costruzione di nuovi centri di distribuzione nella Striscia su cui però al momento non si sa quasi niente.

L’agenzia del governo israeliano (COGAT) che si occupa delle attività nei territori palestinesi occupati ha sostenuto che domenica sia stato distribuito il carico di 120 camion, e che nelle ore successive ne siano entrati altri 180. L’esercito israeliano ha detto che anche nei prossimi giorni sospenderà i combattimenti tra le 10 di mattina e le 8 di sera locali nelle stesse tre aree della Striscia in cui erano stati sospesi domenica, cioè le aree più densamente popolate, per consentire nuove consegne. Lunedì però ha proseguito le operazioni militari, uccidendo almeno 36 persone, anche in alcune delle zone dove si era impegnato a interrompere gli attacchi.