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Mercoledì sono entrati nella Striscia di Gaza 93 camion di cibo, medicine e strumenti medici: Israele però non ha ancora permesso che arrivino alla popolazione. L’ONU, attraverso un suo portavoce, mercoledì ha detto che i container sono di fatto bloccati appena dopo il confine, nel lato palestinese del varco di Kerem Shalom. È peraltro un quantitativo ampiamente insufficiente di cibo e medicine per far fronte all’emergenza in atto: durante il cessate il fuoco, durato dal 19 gennaio a metà marzo, entravano nella Striscia 600 camion di cibo e medicine al giorno.

Il portavoce dell’ONU ha spiegato che le operazioni di attraversamento del varco e distribuzione sono state rese «molto complesse»: i camion entrati in territorio palestinese devono essere scaricati completamente, il loro contenuto deve essere nuovamente esaminato e poi deve esser permesso agli operatori umanitari già nella Striscia di raggiungere gli aiuti, ricaricarli su mezzi di trasporto e portarli nei propri magazzini, da dove poi vengono distribuiti. Ha detto che mercoledì la squadra dell’ONU ha atteso invano per «molte ore» l’autorizzazione a questa seconda parte delle operazioni.

Domenica Israele aveva annunciato che avrebbe consentito l’ingresso di un numero limitato di camion, dopo oltre due mesi (11 settimane) in cui la Striscia era stata di fatto assediata: non era entrato nulla, né cibo, né acqua, né medicine. Da allora la situazione a Gaza è ancora più drammatica: le scorte di cibo dell’ONU e delle principali ong ancora operanti sono finite e i casi di malnutrizione sono aumentati. Secondo il ministero della Salute di Gaza, 57 bambini sono morti di malnutrizione negli ultimi due mesi.