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Questa settimana nella Striscia di Gaza sono entrati circa 396 camion di cibo e medicinali, cioè le uniche consegne che Israele ha consentito in modo molto limitato da lunedì scorso. Di questi però solo 119 hanno raggiunto i magazzini delle Nazioni Unite (ONU) e sono quindi stati distribuiti: gli altri sono rimasti bloccati subito oltre il varco di Kerem Shalom, sul lato palestinese del confine. Il fabbisogno di provviste di beni di prima necessità nella Striscia, secondo le stime dell’ONU, è di almeno 500 camion al giorno.
L’ONU e le organizzazioni umanitarie che lavorano a Gaza hanno ribadito che la quantità di beni primari arrivata alla popolazione è del tutto insufficiente: in una intera settimana sono entrati nella Striscia meno dei camion che arrivavano ogni giorno durante il cessate il fuoco interrotto da Israele a marzo. Da allora la già catastrofica situazione umanitaria è stata aggravata da due mesi e mezzo di blocco totale delle forniture e dall’espansione degli attacchi israeliani, tanto via terra quanto coi bombardamenti.
Anche per i pochi camion che sono potuti entrare, resta il problema di farli arrivare a destinazione. Molti carichi rimangono almeno bloccati al confine un giorno prima di ripartire per la propria destinazione. Oltre a condurre ispezioni laboriose, l’esercito israeliano temporeggia sulle autorizzazioni e indica percorsi inadeguati per il transito dei camion, che passano da zone non sicure.














