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Il sistema di distribuzione del cibo imposto un mese fa da Israele nella Striscia di Gaza ha creato le condizioni per una serie di stragi continue tra i civili palestinesi fatte dai soldati israeliani. Ricevere aiuti umanitari è un’attività fondamentale per la popolazione al ventesimo mese di guerra, ma si è trasformata in un’operazione rischiosa. Prima non era così.

Il nuovo sistema di distribuzione, affidato alla Gaza Humanitarian Foundation (Ghf), è entrato in funzione martedì 27 maggio. La Ghf è un’organizzazione non governativa fondata su impulso di Israele per rimpiazzare la rete della distribuzione del cibo che da molti anni era formata da circa 200 ong presenti nella Striscia. Lo scopo annunciato di questa decisione era sottrarre la gestione degli aiuti umanitari ad Hamas, che controlla ogni aspetto della vita dei palestinesi a Gaza.

La Ghf ha stravolto il sistema precedente. Dove c’erano circa 400 punti di distribuzione, sparpagliati in tutta la Striscia di Gaza, adesso ci sono soltanto quattro grandi siti chiamati Sds, ossia “Secure distribution sites”, siti di distribuzione sicuri. Tre sono a sud, nelle zone di Rafah e Khan Yunis, e uno è a Netzarim, nel centro della Striscia. Non ci sono siti di distribuzione nel nord della Striscia perché l’esercito israeliano vuole lo svuotamento forzato di quell’area, dove fino a maggio c’erano centinaia di migliaia di persone.