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Dal 27 maggio l’unica organizzazione autorizzata a distribuire cibo nella Striscia di Gaza è la Gaza Humanitarian Foundation (Ghf), fondata su impulso di Israele per rimpiazzare la rete della distribuzione del cibo che da molti anni era formata da circa 200 ong. Ci sono limitate e saltuarie eccezioni, ma i palestinesi possono trovare cibo quasi solo nei centri gestiti dalla Ghf. I centri sono quattro, contro i 400 punti di distribuzione attivi in precedenza: per raggiungerli bisogna fare un viaggio lungo e pericoloso e passare notti o giorni interi in coda, con poche certezze di riuscire a ottenere davvero qualcosa.

I punti di distribuzione restano aperti pochi minuti al giorno: tempo in cui le persone corrono ad accaparrarsi tutto ciò che possono, senza troppe regole. Solo pochissimi riescono a tornare a casa con qualche rifornimento di cibo e spesso soldati israeliani e contractor statunitensi sparano sulla folla, uccidendo ogni volta decine di persone. Secondo le Nazioni Unite dal 27 maggio a oggi più di 1.000 palestinesi sono stati uccisi mentre cercavano di ottenere del cibo.

I quattro centri sono chiamati ufficialmente Sds, ossia “Secure distribution sites”, siti di distribuzione sicuri, anche se non hanno nulla di sicuro. Hanno strutture simili: uno spiazzo recintato e sorvegliato da torrette militari, vicino a installazioni militari, con una strada di accesso sul retro per i camion e due percorsi pedonali, uno di entrata e uno di uscita.