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Una ong creata da finanziatori sconosciuti e in collaborazione con Israele per controllare la distribuzione del cibo ai palestinesi di Gaza, la Gaza Humanitarian Foundation (Ghf), ha cominciato lunedì le sue operazioni dentro alla Striscia in un clima di critiche e di scetticismo sulle sue reali intenzioni.
La Ghf ha detto che nel suo primo giorno ha distribuito 8mila scatole di cibo, che dovrebbero equivalere a 462mila pasti: secondo quanto si può vedere da alcuni video diffusi sui social contengono prodotti come riso, farina, pasta, biscotti, olio d’oliva, fagioli in scatola e zucchero. Le consegne sono avvenute in due punti alla periferia di Rafah, la città più a sud della Striscia. Nel corso della giornata uno dei due punti di distribuzione ha dovuto interrompere temporaneamente l’attività per far dissipare la calca creata da migliaia di persone palestinesi che cercavano di raggiungere il punto di distribuzione. Secondo diversi testimoni dei soldati dell’esercito israeliano hanno sparato vari colpi nelle vicinanze della folla: diverse persone sono state ferite e molte altre sono scappate.
I problemi erano iniziati già prima dell’inizio delle attività. Domenica il direttore della Ghf, Jake Wood, si era dimesso ed è stato rimpiazzato da un manager temporaneo. Wood è un ex marine americano che prima si era occupato per anni con una sua ong, la Team Rubicon, di soccorso alle popolazioni colpite da catastrofi: era quindi un nome di prestigio nel settore. Ha lasciato il suo incarico alla Gaza Humanitarian Foundation alla vigilia dell’inizio della distribuzione del cibo dentro Gaza perché, ha detto, si è reso conto che non può farlo secondo i propri princìpi di umanità, imparzialità e indipendenza.








