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Il governo israeliano vuole assegnare entro maggio tutta la distribuzione del cibo ai palestinesi assediati dentro alla Striscia di Gaza a una sola organizzazione non governativa, la Gaza Humanitarian Foundation (Ghf), che è stata registrata in Svizzera l’11 febbraio di quest’anno e, come nota il Financial Times, non ha ancora presentato una lista pubblica dei suoi finanziatori.

La fondazione, che è sostenuta dal punto di vista diplomatico dagli Stati Uniti e sarebbe la sola a essere autorizzata da Israele a operare dentro Gaza, dovrebbe sostituire tutte le altre organizzazioni che fino a oggi si erano occupate di distribuire il cibo e altri generi di prima necessità, come le medicine, ai circa due milioni di palestinesi di Gaza. Sono circa duecento ong più i loro partner, e quindici agenzie delle Nazioni Unite.

Nella Striscia il passaggio dal sistema attuale alla Gaza Humanitarian Foundation vorrebbe dire due cose. La prima sarebbe una riduzione estrema dei punti di distribuzione del cibo da circa 400 come adesso, secondo un diplomatico europeo sentito dal quotidiano israeliano Haaretz, a soltanto quattro più grandi. Questi punti di distribuzione sarebbero sorvegliati da mercenari di due compagnie private – il Financial Times scrive che sono già arrivati in Israele. Ormai però sembra troppo tardi per rispettare la scadenza di maggio.