Israele ha deciso di escludere l'Onu dalla gestione degli aiuti a Gaza, assegnando l'intero controllo della distribuzione umanitaria a una fondazione svizzera di recente costituzione e struttura poco trasparente. Entro fine maggio, la Gaza humanitarian foundation (Ghf) diventerà l'unico canale autorizzato per l'ingresso di cibo e medicine nella Striscia. La decisione del governo Netanyahu, sostenuta dall'amministrazione Trump, modificherà il sistema attuale che include le agenzie Onu, in particolare l'Unrwa, che da decenni gestisce gli aiuti nei territori palestinesi. Dall'inizio del conflitto nell'ottobre 2023, e particolarmente dopo il blocco degli ultimi mesi, la popolazione di Gaza affronta una grave crisi alimentare, con un flusso di aiuti drasticamente ridotto rispetto al periodo pre-bellico. Questo cambiamento solleva interrogativi sull'identità dei protagonisti dietro questa fondazione di recente costituzione.
Prima della guerra, Gaza riceveva fino a 600 camion di aiuti al giorno attraverso sei valichi, principalmente gestiti dall’Unrwa. Dopo l’inizio del conflitto nell’ottobre 2023, Israele ha progressivamente ridotto questi flussi per motivi di sicurezza, imponendo un blocco totale tra marzo e maggio 2025, il più lungo nella storia dell’enclave. In questi due mesi e mezzo, quasi nessun aiuto è entrato, aggravando una crisi alimentare già seria. Solo di recente, sotto pressione statunitense, sono stati autorizzati pochi camion, mentre circa tremila risultano ancora bloccati ai confini.









