Non hanno un sito web. Se si cerca su Google Gaza Humanitarian Foundation appare un documento, un pdf, dal titolo: «Aiuti sicuri e trasparenti per Gaza». Nelle quattordici pagine di presentazione, si trovano gli intenti, la missione, la visione, le attività e i nomi di quelli che dovrebbero essere i fondatori, alcuni con accanto un «to be finalized». Formalmente registrata in Svizzera nel febbraio di quest’anno, la fondazione non ha un passato nel mondo della cooperazione internazionale e dell’aiuto umanitario, e le ong chiedono: «Non chiamatela ong». Con l’approvazione di Donald Trump, Benjamin Netanyahu ha deciso di escludere le Nazioni Unite, e quindi l’Unrwa, dalla gestione degli aiuti nella Striscia di Gaza, affamata da undici settimane di assedio totale. Quindi, da fine maggio, Netanyahu affida questo arduo compito a Ghf «per evitare che finiscano nelle mani di Hamas».
Gaza, il piano di Netanyahu per controllare gli aiuti: dalla fondazione unica (svizzera), ai contractor Usa
Il premier israeliano continua con una linea durissima e sceglie di escludere l'Onu dalla partita. I dubbi sulla provenienza dei fondi per il sostegno alimentare













