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Lunedì la Gaza Humanitarian Foundation (GHF), la contestata organizzazione creata da Israele per controllare la distribuzione del cibo e degli aiuti umanitari nella Striscia di Gaza, ha detto che fermerà le sue attività, dopo che il mese scorso le aveva sospese con l’inizio del cessate il fuoco.

Nel comunicato in cui è stata annunciata la decisione, il direttore John Acree ha detto che nei mesi in cui è stata attiva l’organizzazione ha raggiunto «con successo» il suo obiettivo iniziale, ossia «sfamare i civili in condizioni di disperato bisogno». È una valutazione estremamente distante dalla realtà: l’operato dell’organizzazione è stato fin da subito enormemente problematico per molti motivi, e ha creato le condizioni per stragi continue di civili palestinesi da parte dei soldati israeliani.

Nei pochi mesi in cui la GHF ha gestito la distribuzione di cibo e beni di prima necessità è stata dichiarata una carestia nel nord della Striscia, dove non c’erano punti di distribuzione, e un alto rischio di carestia nel centro e nel sud. Più di mille persone palestinesi sono state uccise dall’esercito israeliano o sono morte nella calca nei pressi dei suoi centri di distribuzione; solo poche persone hanno beneficiato dei beni forniti, rispetto a quante ne avevano bisogno.