Le immagini mostrano coloni davanti a una casa palestinese, ma il cuore della vicenda è dentro quelle stanze: famiglie bloccate, acqua ed elettricità tagliate, scorte ridotte al minimo. A Qusra, nel nord della Cisgiordania occupata, l’assedio di tre nuclei familiari racconta come la pressione dei coloni possa trasformarsi in uno strumento di espulsione.
L’assedio non si misura soltanto con le immagini dei coloni davanti a una casa. Si misura soprattutto nel tempo che passa senza acqua corrente, senza elettricità stabile, con provviste che si assottigliano e con la certezza, per chi è dentro, che abbandonare l’abitazione significherebbe rischiare di perderla. È questo il punto che emerge dal racconto dei residenti palestinesi bloccati da giorni nelle loro case e dalle immagini circolate online: non un episodio isolato di intimidazione, ma una pressione continua che punta a rendere impossibile la vita quotidiana.
Secondo quanto riferito da Al Jazeera, i coloni israeliani hanno circondato tre famiglie palestinesi nelle loro abitazioni a Qusra, interrompendo l’accesso a beni essenziali e tagliando le forniture di acqua ed elettricità. Le immagini delle telecamere di sorveglianza mostrate dall’emittente riprendono decine di coloni attorno a una delle case; i residenti sostengono inoltre che i soldati israeliani intervenuti sul posto non abbiano realmente disperso gli assedianti. In alcuni video, diventati virali sui social, soldati e coloni compaiono persino fianco a fianco durante una preghiera, un dettaglio che ha rafforzato tra i palestinesi l’idea di una protezione di fatto garantita ai coloni più radicali. L’esercito israeliano, citato dalla stessa testata, ha dichiarato di aver disposto l’invio di un ulteriore battaglione di fanteria nella zona e di voler proseguire gli sforzi per ristabilire l’ordine; il giorno precedente aveva definito “illegali” e “inaccettabili” le iniziative dei coloni nell’area, annunciando anche provvedimenti disciplinari verso il personale di sicurezza ripreso nei filmati.










