L’industria europea dell’auto soffre di sovracapacità produttiva. I “casi” dei gruppi Stellantis e Volkswagen, ma non solo, ne sono la conferma. La società Boston Consulting Group (BCG) ha fatto i conti in tasca, pardon, negli stabilimenti, delle case automobilistiche: il quotidiano tedesco Handelsblatt ha anticipato i numeri di quello che rischia di essere un nuovo terremoto occupazionale. Secondo gli esperti della BCG le 90 fabbriche automotive del Vecchio Continente producono al 59%. Un tasso troppo basso rispetto a quello ottimale per essere economicamente sostenibile, considerato dell’80%.
Nel recentissimo passato, i costruttori avevano stimato un mercato mondiale da 100 milioni di auto nuove l’anno, che verosimilmente non saranno più di 90 in futuro, anche calcolando la crescita di alcuni mercati “emergenti”. La saturazione sembra a un passo e per mantenere i costi sotto controllo e gli investitori tranquilli – già il fondo sovrano del Qatar, terzo azionista del gruppo Volkswagen, si è opposto all’operazione con l’israeliana Rafael Advanced Defence Systems per la produzione di veicoli destinati alla realizzazione del sistema di difesa Iron Dome nel sito di Osnabrück, uno di quelli che verrebbe chiuso – l’industria automobilistica europea deve correre ai ripari.










