Da Wolfsburg a Torino, una notizia importante: Volkswagen si prepara a 100mila esuberi e a chiudere quattro stabilimenti. I numeri si contano, ma le decisioni si pesano: la direzione sembra quella di un volontario ridimensionamento in Europa. Le conseguenze per l’industria e la filiera sono tangibili, misurabili. L’altro grande attore del mercato, Stellantis, ha presentato un piano in cui non chiude fabbriche, continua a produrre per rispondere alla domanda interna, che non è certo eccezionale. I numeri del primo trimestre del 2026 descrivono le fatiche del settore, e soprattutto le fatiche in Europa: Stellantis ha visto le vendite in crescita, ha preso quote di mercato, e anche a Mirafiori la produzione è ripartita grazie alla 500 ibrida. Ma in Europa il gruppo vende a margine zero (0,1%). Anche Volkswagen ha venduto bene, però si rende conto di avere troppa capacità produttiva e prepara i tagli.

La crisi europea dell’auto si capisce bene leggendo la dipendenza dei due principali gruppi rispetto agli altri continenti: la gran parte dei margini di Stellantis arriva dal Nord America (se non ci fosse sarebbe un problema ben peggiore, si può dire, pensando alle decisioni di un tempo). Un quarto delle auto Vw è venduta in Cina, anche con joint-venture locali, ma i ricavi sono dimezzati dai picchi pre-Covid e i margini sono in declino, perché la concorrenza cinese ha imparato, ha investito, e compete.