L'Europa dell’auto è sempre più sottosopra. La crisi della Volkswagen, primo costruttore del vecchio continente e secondo mondiale, sembra inarrestabile e sta trascinando altri marchi storici tedeschi. Centomila licenziamenti incombono sul gruppo di Wolfsburg, che attualmente dà lavoro a circa 650 mila persone a livello globale, c’è il rischio chiusura di quattro stabilimenti in Germania ma soprattutto c’è un sistema industriale che non funziona più. E allora ecco una prima mossa. Il marchio di Wolfsburg insieme a Stellantis e Mercedes, a investitori, a organizzazioni della società civile e associazioni green, ha scritto una lettera aperta a Bruxelles dall’inequivocabile titolo “Aprire gli aiuti di Stato alla produzione di tecnologie pulite per raggiungere i target di elettrificazione”. In pratica, chiedono di consentire il sostegno basato sulla produzione, un premio in base al volume di kWh di cella di batteria, di idrogeno rinnovabile, di moduli solare o inverter, di cavi ad alta tensione. Si tratta di una vera sterzata politica, visto che oggi le minacce competitive non vengono più dall’Europa ma da fuori. O meglio ancora dalla Cina, dove il gruppo di Wolfsburg nel 2019 vendeva 4,3 milioni di auto mentre oggi non arriva a 2 milioni. Ma il peggio di questi numeri sta nella previsione sulle elettriche vendute: dovevano essere un milione nel 2025 e invece sono arrivate ad appena 115 mila. Insomma, molte cose da rivedere. Nel frattempo, la Cina va a gonfie vele proprio in Europa. Il gruppo Geely (che possiede Volvo, Polestar, Smart ed è il principale azionista di Mercedes) ha appena festeggiato un anno in Italia. Tremila contratti, due modelli ma soprattutto un’idea di impresa. Che significa marchio cinese ma radicato sul territorio, con investimenti industriali e tecnologici. Con loro e prima di loro altri marchi cinesi sono sbarcati dalle nostre parti e altri arriveranno ancora. Cosa accadrà? Semplice, nuovi competitor e nuovi scenari mescoleranno la scena. Lo spazio si restringe e ci sono altri pronti a occuparlo. La morale? Bisogna cambiare insieme al mondo che cambia. Altrimenti si resta indietro e spesso si sparisce. È una regola che vale per tutti. Dieci anni fa (non un secolo) c’era solo (o quasi) Toyota a dominare il mercato delle full hybrid, oggi sono arrivate altre case europee e cinesi. Eppure, la Toyota non si è certo fermata. Guarda avanti e trova soluzioni. È un esempio ma ce ne sono altri. Tutto cambia anche con una certa velocità, l’importante è non pensare di fermare il cambiamento o di rallentarlo. Accade oggi con l’auto elettrica, domani con quella a idrogeno. C’è spazio per tutti? Purtroppo, no. Qualcuno resterà indietro ma speriamo che non sia l’Europa.
Se i tedeschi arrancano
Volkswagen licenzia e agita tutta l’Europa dell’automotive. Che senza aiuti pubblici rischia di soccombere ai cinesi







