SAN GREGORIO NELLE ALPI (BELLUNO) - Non parate, fasce, discorsi roboanti. Due canzoni fatte alla leggera. Un cibo semplice, una chitarra e un po' di vino. È un tributo semplice e potente per tutti quelli la cui adolescenza è stata accompagnata dai versi di Francesco Guccini. In un'ansa di monte che racconta bene i suoi valori e uno stile che va dritto al sodo. La chiamata alla musica per ricordare il Maestrone arriva da San Gregorio nelle Alpi. Ed è un semplice A4 giallo, con una caricatura di Guccini e un invito per questo pomeriggio alle 18 in un giardino privato in piazza Cavalieri di Vittorio Veneto 13. «Chi vuole porta qualcosa da mangiare o da bere. Chi vuole una chitarra, gli spartiti, il canzoniere o semplicemente la propria voce. E poi magari una sedia pieghevole o un telo per sedersi».
Francesco Guccini, funerali in forma privata a Pavana. La figlia Teresa: «Buon viaggio, babbo». Presente il cardinale Zuppi IDEA SEMPLICE Organizzato da Margherita Vieceli, 37 anni e da sua madre Marta, 67, è pensato come un momento semplicissimo di celebrazione del mondo poetico e musicale di Guccini. «Sono cresciuta ascoltando le sue canzoni -racconta Margherita- e poiché non possiamo andare a Bologna, ci piace ricordarlo qui, nel giardino di casa, insieme a tante persone che lo hanno amato e ascoltato». Una sorta di omaggio tra pari, anime di montagna. Pur essendo il "Maestrone" l'emblema dell'Appennino tosco-emiliano, infatti, il territorio bellunese incarna con convinzione i valori montanari e le atmosfere intime tanto care alla sua poetica. Non solo, alle montagne bellunesi il Maestrone dedicò una canzone, "Cima Vallona".Il brano venne scritto subito dopo l'eccidio di Cima Vallona (avvenuto il 25 giugno 1967 a San Nicolò di Comelico), un feroce attentato terroristico compiuto da separatisti sudtirolesi in cui persero la vita 4 militari italiani. Guccini (allora 28enne e lontano da simpatie militariste) rimase profondamente scosso dalla tragedia umana e dalla fatica di quei giovani soldati in cima alla montagna. Incisa inizialmente da Caterina Caselli nel 1968, la canzone è diventata un inno solenne per il territorio. Nel 2017, durante la commemorazione ufficiale del 50° anniversario dell'eccidio, il Coro Comelico ha eseguito ufficialmente il brano proprio tra quelle montagne in segno di gratitudine per il tributo eterno del cantautore alla memoria bellunese.Guccini, Roberto Vecchioni: «Era un grande narratore. Con lui parlavamo di fede e ridevo fino alle lacrime» TRASCORSI BELLUNESI Quattro anni prima, il 31 marzo 2013, a Pieve di Cadore si era tenuto uno degli incontri più intimi tra Guccini e la provincia. Nel pomeriggio della domenica di Pasqua Guccini arrivò all'auditorium del Cos.Mo (accanto al Museo dell'Occhiale) per presentare il suo libro e il suo ultimo progetto discografico, L'ultima Thule. L'auditorium disponeva di circa 200 posti a sedere, ma dalle vallate arrivarono in 500. In quell'occasione, Guccini parlò a lungo del parallelismo tra la vita dura dei vecchi mulini del suo Appennino e le storie d'alta quota del Cadore, consolidando un'empatia immediata. I grandi live degli anni '90 erano arrivati comunque anche a Belluno. Il 13 aprile 1996 al Palaghiaccio fece tappa il tour legato all'album “D'amore di morte e di altre sciocchezze”. Un palazzetto gremito cantò per ore, accompagnando le tradizionali ballate e i lunghi monologhi ironici al sapore di vino e osteria. Un anno dopo Guccini volle essere al Palasport di Longarone. Un concerto denso di emozione, tenutosi in un luogo simbolo della memoria collettiva italiana, dove risuonò l'impegno civile delle canzoni di Guccini (come Auschwitz o La Locomotiva).Francesco Guccini, la locomotiva si è fermata. Patrimonio inestimabile di musica, libri e poesia LEGAME VIVO Negli anni successivi al suo ritiro dalle scene, i suoi storici collaboratori (come Vince Tempera e Juan Carlos "Flaco" Biondini) hanno continuato a mantenere vivo questo legame con memorabili concerti-tributo al teatro Dino Buzzati di Belluno, l'ultimo dei quali ha registrato il tutto esaurito sul finire del 2025. Quella di San Gregorio è una chiamata democrat, senza blasoni o fronzoli. Partita anonima, con lo slancio che ha animato molte piazze italiane. E che forse al Maestrone non sarebbe dispiaciuta. Come nell'Osteria dei poeti: "Forse ricordi anche i giorni in cui noi ci facevam compagnia. Una chitarra e un bicchiere di vino, quattro parole da amici, ma quando allor sedevamo vicino, forse eravamo felici".











