"Le parole sono importanti e il loro suono è quello con cui abbiamo imparato ad amare le cose". È un brano dell'ultima testimonianza di Francesco Guccini, raccolta nel libro 'Calde le pere!', al quale ha lavorato fino all'ultimo e che uscirà postumo a settembre per Giunti.
L'ultima volta in pubblico era apparso a maggio, ai Chiostri di San Pietro, a Reggio Emilia, per 'Canterò soltanto il tempo', la mostra allestita fino al 18 ottobre allo Spazio Gerra: un titolo tratto da un verso di 'Il Tema' (1970), che riassume uno dei nuclei della sua poetica, il rapporto tra parola, memoria e lo scorrere dei giorni. Guccini, 'il Maestrone' per le persone a lui più vicine, è morto a 86 anni nella sua Pavana, circondato dall'affetto della moglie Raffaella, della figlia Teresa e dei familiari. I funerali si terranno nei prossimi giorni, in forma strettamente privata, mentre a settembre sarà organizzata una cerimonia commemorativa.
Cantautore, autore, scrittore - è stato anche in cinquina al Campiello nel 2020 con 'Tralummescuro' -, sporadicamente anche attore, autore di colonne sonore e di fumetti, allergico alle celebrazioni e alla retorica ma anche punto di riferimento, in un momento in cui si avverte drammaticamente la mancanza di figure simbolo, Guccini fa parte di quella generazione che con la canzone d'autore ha dato uno dei contributi più significativi e originali alla cultura italiana del secolo scorso. Nato il 14 giugno 1940 a Modena, vive la maggior parte dell'infanzia sull'Appenino tosco-emiliano.










