Finisce l’anno politico – tutti al mare! – con un bilancio pessimo per i sostenitori della Resistenza ucraina, simbolo della Resistenza europea al doppio imperialismo trumputiniano; e dunque con un indebolimento delle posizioni democratiche.
La politica infatti va in vacanza con due protagonisti che ormai influenzano il quadro politico in modo decisivo: Roberto Vannacci e Giuseppe Conte. Si tratta, in maniera diversa, di due soggetti che oggettivamente rappresentano le ragioni dell’antieuropeismo, potente arma ideologica del regime russo.
Futuro Nazionale, ancora più della Lega di cui è una costola, segna l’irruzione sulla scena di un partito ipernazionalista e fascistoide che insieme ai tedeschi di Afd, a Marine Le Pen, a Nigel Farage e agli spagnoli di Vox puntano alla disarticolazione dell’Unione europea e alla distruzione dei valori di democrazia e solidarietà che la connotano: scenario ottimo per il Cremlino, che da anni ha intrapreso la famosa guerra ibrida contro l’Europa intesa come un soggetto unitario.
Conte su questo fronte è meno strutturato perché ontologicamente si tratta di un trasformista sempre pronto a saltare il fosso, ma rappresenta comunque una mina vagante nel campo avversario della destra. La sua iniziativa politica sulle questioni internazionali, a cominciare dall’Ucraina, introduce nel campo progressista una frattura che non è soltanto tattica perché mette in discussione il rapporto con l’Europa, con l’Occidente e con quella tradizione della sinistra europea alla quale il Pd continua formalmente ad appartenere.















