Bologna, 7 agosto 2026 – “Mi piacerebbe un giorno arrivare a New York, Londra oppure a Parigi e vedere gente che gioca al tarocchino bolognese...” confidava anni fa il cantautore mentre accennava un sorriso.
Un gioco di carte che lo stesso Guccini definiva il più complesso del mondo e che, come un vero e proprio rituale, scandiva il ritmo delle sue serate da Vito, insieme a quelle lunghe carte che coloravano i tavoli della trattoria bolognese. Un passatempo antichissimo che nel 1997 portò alla nascita della storica Accademia del Tarocchino Bolognese, della quale il grande cantautore fu presidente onorario, e che riusciva a trovare spazio anche nei suoi brani, come ricorda la celebre Canzone dei dodici mesi e il passaggio sulla mano di tarocchi che non sai mai giocare.
Il ricordo di Cuppi e il tuffo nel passato
Un gioco che ha rappresentato l’epicentro di quelle notti magiche e che oggi rivive nei ricordi di chi le ha condivise, come Lorenzo Cuppi, storico dell’Accademia del Tarocchino Bolognese. “Facevo ancora l’università quando mi appassionai a questo gioco di carte, praticato anche da mio nonno e dal mio bisnonno. Un giorno, nell’inverno del 1999, iniziai a cercare libri e documenti per approfondirne la storia e le regole, finché un bibliotecario dell’Archiginnasio mi disse che ogni mercoledì sera gli appassionati si ritrovavano da Vito per giocare. Non ci pensai due volte e andai subito alla trattoria della Cirenaica. Guccini in quel momento era in tournée, ma tutti si aspettavano che prima o poi avrebbe fatto la sua comparsa”.














