Oltre il dolore, i ricordi e il cordoglio, c’è qualcosa di più profondo che la morte di Francesco Guccini lascia a Bologna. La sensazione, anzi forse la convinzione, che con il suo addio sia veramente finita un’epoca: quella della città dei biassanot, delle osterie aperte fino a tardi, dell’abitudine, trasversale e diffusa a tutti i livelli, di trovarsi davanti a un tavolo non solo per mangiare, ma soprattutto per stare insieme, discutere, conoscere, battibeccare e confrontarsi.
Perché solo così si può crescere come esseri umani e dunque come persone. Un’epoca che riassume bene Stefano Bonaga, il filosofo che di quelle notti, da Vito in Cirenaica o all’Osteria delle Dame, è stato uno dei principali protagonisti insieme con il fratello Giorgio. E con tanti altri che hanno segnato quegli anni e che oggi non ci sono più: Lucio Dalla, Stefano Benni, Jimmy Villotti, Bonvi, lo stesso Vito e il figlio, Paolo Pagani, solo per citarne alcuni.
Bonaga: “Quelle notti avevano al centro l’esperienza fisica, vera, reale”
"È stata una fortuna vivere quel periodo e frequentare persone come Guccini, Lucio (Dalla; ndr), Claudio Lolli e tanti altri" dice Bonaga. Una fortuna perché quelle notti, a differenza di una socialità liquida (ma forse sarebbe meglio dire liquefatta) e digitalizzata come quella attuale, avevano al centro l’esperienza fisica, vera, reale."Erano notti fatte di luoghi – ricorda Bonaga –, che erano sempre luoghi di incontro, dove dominava una atmosfera di condivisione, di scambio di idee e, soprattutto di intelligenza emotiva vera. Nulla a che vedere con questa intelligenza artificiale di cui siamo pieni oggi".












