Oggi è una brutta notizia: è morto Francesco Guccini. Aveva 86 anni. La stessa età in cui se n’è andato mio padre. Da allora, per me, 86 anni è diventata una specie di età simbolica: l’età in cui un uomo saluta questo mondo.
Se ne va un maestro, ma soprattutto se ne va un pezzo di quella Bologna che io non ho vissuto.
Io ormai ho quasi sessant’anni, ma non ero abbastanza vecchio per vivere davvero l’epoca di Guccini. Infatti non sono mai stato un suo grande ascoltatore. Lo ammetto senza vergogna. Però ho sempre apprezzato una cosa che in lui era potentissima: l’ironia. Quella capacità di guardare il mondo con un sorriso storto, di raccontare le persone e le loro contraddizioni.
La parte politica invece mi ha sempre interessato poco. Quando ero bambino a Bologna erano tutti comunisti. Guccini era comunista. Era quasi un elemento del paesaggio, come i portici, le osterie, le discussioni infinite al bar. Non si parlava tanto di ideologia: si parlava della città.
E Guccini era Bologna.











