Una perdita immensa per l’Italia, per l’Italia migliore, quella che non si è arresa alla miseria morale di questo tempo. Guccini è stato un compagno di strada per molti, per la mia generazione in particolare. Sarebbe troppo facile dire che ci si sente orfani, ma è tremendamente vero.
Con lui va via pezzo di vita, si cesurano i ricordi. Lo abbiamo amato per le sue ballate struggenti, per l’ironia tagliente rivolta contro i potenti, contro “voi dal naso corto”. Quante volte ci ha regalato uno specchio dove guardarci (il mio personalissimo è Cirano, ma ognuno di certo ha il suo), guardare le nostre utopie che si dissolvevano nel miserabile realismo dentro il quale abbiamo svenduto noi stessi (Addio).
Guccini non è mai invecchiato davvero. Le sue parole hanno continuato ad essere giovani, ad essere ogni giorno più vere. Dalle sue ultime canzoni ai suoi splendidi romanzi. Per questo non piangiamo solo noi “boomer”, come ormai molti ci chiamano con arrogante disprezzo, ma anche le ragazze e i ragazzi di oggi che cantano ancora, davanti al mare o in una scuola occupata, le sue ballate scritte oltre mezzo secolo fa perché, lo sappiano tutti, “gli eroi son sempre giovani e belli”.












