Ieri la morte del mitico cantautore, che in città era approdato a più riprese, anche come scrittoreRicevi le notizie de il Resto del Carlino su GoogleSeguiciIl vecchio e il bambino era sempre lui. La stessa persona. Fino all’ultimo. Fino a ieri. Bambino di 86 anni, Guccini se n’è andato – proprio ieri – con la sua voce da locomotiva (anzi Locomotiva); ma tutti i suoi lasciti emotivi son qui e non partiranno mai da nessuna stazione. Neanche da quella di Forlì, di cui il mitologico poeta folker delle cose antiche d’eterno gusto era, si può dire, cittadino onorario.

Sì, più o meno si può dire. Visto che il Sigillo di Caterina Sforza vale una dichiarazione di appartenenza: è la più alta onorificenza civica del Comune di Forlì e viene concessa direttamente dal sindaco; e solitamente è assegnata a personalità della cultura che si distinguono per il loro impegno. E danno lustro. Beh sì, Guccini ha dato lustro a tutto il mondo. Ed è per questo che Davide Drei, quella domenica d’inverno, lo consegnò nelle mani dell’aedo del cantautorato italico. Era venerdì 23 gennaio. L’anno era il 2015. E al teatro Apollo Guccini arrivava come scrittore, visto che già due anni prima aveva annunciato che non avrebbe più fatto concerti. Presentava il ’Nuovo dizionario delle cose perdute’, che era il sequel del ’Dizionario delle cose perdute’ che il menestrello modenese aveva presentato, pure quello, a Forlì, due anni prima, il 19 marzo 2013. Sì perché a Guccini Forlì piaceva, evidentemente.