Sognava "di diventare, da grande, uno scrittore" e teneva immensamente al suo percorso letterario Francesco Guccini, il cantautore dell'Avvelenata e della Locomotiva, morto oggi a 86 anni. Anche nella sua ultima testimonianza legata al libro a cui ha lavorato fino alla fine, 'Calde le pere. Storia di un fiume e di una integerrima fanciulla', che uscirà postumo a settembre per Giunti, aveva detto all'editor Paolo Iacuzzi: "Le parole sono importanti e il loro suono è quello con cui abbiamo imparato ad amare le cose".

Autore di numerosi libri tra romanzi, raccolte di racconti e autobiografie, Guccini aveva esordito con 'Cròniche epafàniche', un poema narrativo sulle memorie e la cultura contadina dell'Appennino pavanese, pubblicato da Feltrinelli nel 1989, riproposto nel 2013 da Mondadori, i suoi principali editori insieme a Giunti. Negli anni Novanta, sempre per Feltrinelli era uscita la raccolta di racconti legata all'infanzia e alla giovinezza 'Vacca d'un cane' (Feltrinelli). Nella casa editrice fiorentina era approdato nel 2017 insieme ad Antonio Franchini, lo scrittore ed editor che molti anni prima aveva avuto l'idea di proporgli di scrivere gialli insieme a Loriano Macchiavelli con cui ha formato una coppia d'oro. Il primo titolo firmato a quattro mani, con il famoso personaggio del maresciallo Santovito, è 'Macaronì. Romanzo di santi e delinquenti' uscito nel 1997 per Mondadori, cui sono seguiti fra gli altri 'Un disco dei Platters. Romanzo di un maresciallo e una regina', 'Questo sangue che impasta la terra', 'Lo spirito e altri briganti', 'Tango e gli altri. Romanzo di una raffica, anzi tre', sempre per Mondadori.