Premio Montale per la dimensione poetica dei suoi testi, i suoi brani di alto valore non solo artistico ma "esistenziale", politico e sociale hanno segnato la storia della canzone italiana: addio a Francesco Guccini - uno dei maggiori cantautori italiani, capace di raccontare la voce di quei giovani che a metà degli anni Sessanta erano "in movimento".
«Musicalmente sono nato nel 1957 - con una chitarra avuta in regalo - composi le prime canzoni quasi subito...» - diceva di sè.Cosa è successo Ci lascia all'età di 86 anni; le sue condizioni di salute, non ottime in questi ultimi anni, sono precipitate nella serata del 5 agosto. «Nel rispetto delle sue volontà, le esequie si svolgeranno nei prossimi giorni e in forma strettamente privata» – scrive la famiglia in una nota - «La famiglia, nel chiedere che questo momento di dolore possa essere vissuto nella più stretta intimità, ringrazia anticipatamente tutti coloro che si uniranno al suo lutto con affetto, discrezione e rispetto. Per permettere, a chi lo ha amato, di ricordarlo e di salutarlo, verrà organizzata una cerimonia commemorativa nel mese di settembre».Chi era Francesco Guccini Sotto il segno dei gemelli, Guccini nasce a Modena il 14 Giugno 1940, quattro giorni dopo l'entrata dell'Italia nella seconda Guerra mondiale. Di lì a poco, suo padre Ferruccio fu chiamato alle armi (passando, all'insaputa del figlio, anche due anni in un campo di concentramento tedesco vicino ad Amburgo); questo evento costrinse il piccolo Francesco ad andare a vivere con la madre presso i nonni paterni a Pàvana. Il padre, infatti, aveva rifiutato di giurare fedeltà alla RSI e ai nazisti dopo l'8 settembre e pertanto divenne prigioniero come internato militare italiano. Questa parte dell'infanzia influenzerà molto la vita dell'artista: «Cresciuto tra i saggi ignoranti di montagna, che sapevano Dante a memoria e improvvisavano di poesia» scriveva in Addio, Stagioni.L'avvento del "folk italiano" e dell'esistenzialismo musicale Tra i più riconoscibili della canzone d'autore italiana, attivo dalla seconda metà degli anni Sessanta, esordì discograficamente nel 1967 e raggiunse la piena maturità artistica tra gli anni Settanta e Ottanta, periodo in cui pubblicò molte delle sue opere più celebri.La sua produzione si estese fino ai primi anni Duemila e si concluse, per quanto riguarda gli album di inediti - con L'ultima Thule - pubblicato nel 2012.I suoi testi si distinsero per la ricchezza narrativa e la profondità dei contenuti, tanto da essere spesso assimilati a componimenti poetici. Difatti la sua padronanza del verso e la qualità della scrittura rivelarono una notevole sensibilità letteraria, negli anni apprezzata e costantemente messa sotto i riflettori dell'attenzione mediatica. Pertanto l'esistenzialismo rappresenta uno degli aspetti più significativi della sua produzione in cui esplora i grandi interrogativi dell'essenza, soffermandosi sul significato della vita, sul trascorrere del tempo, sulla memoria, sulla morte e sul costante bisogno dell'uomo di trovare un senso al proprio percorso.Più che offrire risposte, Guccini invita l'ascoltatore a condividere il dubbio e la riflessione, elementi centrali della sua poetica. Brani come Cyrano mettono in scena il conflitto tra gli ideali e la realtà, difendendo valori come la libertà di pensiero e l'integrità morale, mentre Incontro racconta la nostalgia per il passato e il cambiamento inevitabile delle persone e dei luoghi. Anche Autogrill trasforma un episodio apparentemente ordinario in una meditazione sul tempo, sui ricordi e sulle occasioni perdute.Una visione dell'esistenza profonda e autentica, nella quale il dubbio non è un limite, ma uno strumento per comprendere meglio se stessi e il mondo che ci circonda.Il linguaggio colto ma parlato nel quotidiano Canzoni che da sempre hanno affrontato con grande attenzione temi politici, sociali ed esistenziali: ne La locomotiva un episodio di ribellione e di lotta sociale, trasformato in un simbolo della ricerca di giustizia e libertà; in Dio è morto una crisi dei valori e sul desiderio di rinnovamento della società, mentre in Canzone per un'amica il tema della morte con grande sensibilità e intensità emotiva. L'avvelenata - invece, fra le più famose invece - risponde con ironia e amarezza alle critiche ricevute, offrendo anche una riflessione sul ruolo dell'artista e sulla libertà di espressione nella società odierna.Attraverso un linguaggio colto ma al tempo stesso vicino al parlato quotidiano, Guccini ha da sempre privilegiato la narrazione e la riflessione rispetto all'immediatezza, trasformando ricordi, esperienze personali e vicende storiche in racconti di valore universale.E anche nelle musiche arrangiamenti essenziali, spesso ispirati alla tradizione folk, nei quali la melodia rimane quasi al servizio delle parole. L'attività letteraria e politica «Quella di Guccini è la voce di quello che un tempo si diceva il "movimento". Oggi, semplicemente una voce di gioventù. E cioè di granitica coerenza con il proprio linguaggio e pensiero. Nella sua opera c'è un discorso interminabile: sull'ironia, sull'amicizia, sulla solidarietà» (Dario Fo)Pur rifiutando l'idea che una canzone possa cambiare da sola la società, Guccini ha da sempre utilizzato la musica anche (e sopratutto) come strumento di testimonianza e di critica, affrontando temi legati alla libertà, alla giustizia sociale e ai diritti civili. E nell'agosto del 2021 appone la propria firma in occasione del referendum per la legalizzazione dell'eutanasia. «Non sono libri facili, i romanzi di Guccini, anche se, naturalmente, essendo libri profondamente legati al suo modo di raccontare, al suo mondo poetico, anche di primo acchito sono pur sempre libri appassionanti non solo perché imprevedibili nelle soluzioni linguistiche e stilistiche, ma più ancora perché questi romanzi sono profondamente legati tematicamente al nostro passato prossimo di ex contadini e miserabili neo-urbani, legati dunque al tempo antico, e in qualche modo fiabesco, dei nostri genitori e più ancora dei nostri nonni...» (Paolo Jachia)E così non possiamo fare altro che congedarlo alla sua "maniera", orgoglioso della sua essenza - come dovremmo esserlo tutti, se solo imparassimo a farlo (o ad ascoltare le sue canzoni): "Ma io sono fiero del mio sognare, di questo eterno mio incespicare e rido in faccia a quello che cerchi e che mai avrai!" (Quattro stracci, 1966)










