Bologna, 6 agosto 2026 – Con gli occhi chiusi si riesce a vederlo, il maestrone. Lo si riesce a vedere e ad ascoltare. Si impone tra i tavoli di qualche osteria con quella voce altèra e quello sguardo, smarrito solo all'apparenza. Anche ora Francesco Guccini è assieme agli altri biasanot (quelli che la notte, la masticavano, la 'biascicavano', appunto). A ogni bicchiere "rimbalzano le filosofie". Un calice costa ancora 25 lire. L'aperitivo si fa ancora con un uovo sodo, come ci teneva a ricordare lui. Sale e pepe se si vuole condire. Potrebbe essere da Cesari o da Gandolfi, che sarebbe diventato il Moretto, da Vito o all’Osteria della Chiesa o delle Dame. Ognuno scelga la sua, scelga di imprimere quella scena, oggi incredibilmente malinconica ma pur sempre godereccia, dove vuole. Se si apre la porta di quell'osteria c'è "una vecchia signora dai fianchi un po' molli, col seno sul piano padano ed il culo sui colli". Nessuno avrebbe potuto dir meglio di Bologna.