Francesco Guccini in un concerto del 2008 a MilanoCosì distante da Milano, per radici e scelte, il “montanaro” (come amava definirsi) Francesco Guccini, morto ieri all’età di 86 anni, ha saputo comunque capirla e cantarla meglio di altri.

Con lo sguardo diffidente del forestiero d’appennino ma comunque attratto. Più dalle ombre che dalle luci di una metropoli che ha frequentato negli angoli bui, come il bar della Stazione Centrale dove andava con Roberto Vecchioni a notte fonda. “Era l’unico posto aperto a quell’ora”.

Se “Talkin’ Milano” è un brano ironico, parodia blues, inserito nell’album di esordio del 1967 (Folk Beat N.1), in “Milano” (concept album Metropolis del 1981) il ritratto della città e dei suoi “poveri bimbi” si fa completo e livido. Immagini che torneranno più avanti, come sfondo alla goffa storia d’amore tra “Samantha” (titolo della traccia inserita in Parnassius Guccinii del 1993) e Andrea, due ragazzi incastrati nella periferia meneghina e come inghiottiti da quell’urlo di San Siro “che non cogli a fondo”.

Ora, però, voglio ricordare un’altra fotografia di Guccini a Milano, reale e luminosa: quella del 2023 tra le centinaia di studenti dell’Università Statale accalcati per applaudire per l’ultima volta il “maestro” che ha cantato – e ancora canterà – nostalgie, contraddizioni e rabbia di ogni sognante generazione.