Polemiche e sospetti sui continui sguardi al tablet: l'ombra di un suggeritore Veleni su Draghi, Meloni e Regioni. È uno scaricabarile continuo
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«Finalmente ci siamo» esordisce Giuseppe Conte davanti alla commissione Covid ma chi sperava che fosse finalmente arrivata l’ora delle risposte è rimasto deluso. Due ore di audizione in cui ripercorre, a grandi tappe, quei giorni febbricitanti a Palazzo Chigi. Il leader M5S però inizia portando dentro altri attori. Inizia con Draghi «perché non è qui?», poi passa alle Regioni che sono state «irresponsabilmente escluse» dai lavori della commissione per fare da «scudo ai vostri governatori», quella stessa maggioranza che ai tempi del Covid era opposizione su cui sempre la commissione, secondo Conte, ha gettato un cono d’ombra, «dove eravate? Quali erano le vostro posizioni all’epoca?». Anche sul piano pandemico, uno dei temi principali dell’audizione, respinge le accuse e rilancia: «Dal 2006 si sono succeduti otto governi di tutti i colori politici» senza che nessuno l’abbia aggiornato. Per il primo colpo di scena si deve aspettare poco.
L’ex premier tira fuori una carta, «passata da un anonimo». Un documento di 10 pagine che riporta il verbale di una riunione riservata tra militari, struttura commissariale e Dogane. In quell’occasione venne sollevato il sospetto che le mascherine della Jc Electronics non fossero quelle dichiarate nelle descrizioni riportate sulle bolle di accompagnamento. Annuncia di aver consegnato, lunedì, quel documento alla Procura di Roma. Mentre sta continuando il suo racconto arriva la smentita della Jc Electronics dove viene puntualizzato che il Tribunale di Roma il 21 luglio 2025 ha rigettato la querela, mossa dall’Avvocatura dello Stato, condannando le amministrazioni alle spese e alla pena pecuniaria. Rilevando come sia l’Inail che l’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, su richiesta della stessa struttura commissariale, abbiano validato quelle mascherine.












