a
Dopo l’audizione andata in scena lunedì durante l’ultima seduta della commissione parlamentare d’inchiesta sul Covid, esplode la polemica politica. Sulle opposte barricate il leder dei 5 Stelle Giuseppe Conte da una parte e, dall’altra, i commissari di Fratelli d’Italia; al centro dello scontro, il ruolo dell’ex premier, specie riguardo alla sua comparsa - finora mai avvenuta e continuamente sollecitata dalla maggioranza- come audito al cospetto della commissione stessa. Il caso è tornato alla ribalta delle cronache successivamente alle dichiarazioni di un general manager di una società che nel 2020 aveva fornito kit molecolari alla struttura commissariale aggiudicandosi regolarmente due commesse il cui iter burocratico, come riferito dal manager, sarebbe stato seguito sotto la consulenza dell’avvocato Di Donna - ex collega di Conte nello studio legale dove aveva lavorato in passato - per una parcella di oltre 450mila euro. L’ex premier, in un lungo post social, è passato al contrattacco, minacciando querele: «È stata superata una linea rossa e di fronte a campagne mediatiche che rilanciano denigrazioni e diffamazioni sono costretto a dover difendere la mia reputazione e il lavoro che ho svolto per il Paese. Da oggi chi persevera nella calunnia sarà querelato» non solo «per l’oggi» ma «anche per tutte le falsità diffuse negli ultimi anni», ha aggiunto.











