HomeModenaCronacaGuccini e la Piccola città. L’infanzia modenese tra fumana e ’fifi’. Prime note con gli amiciNato sotto la Ghirlandina, poi sfollato a Pavana per la guerra e ritornato nel ’45. Nel bestseller ’Vacca d’un cane’ il cantautore racconta questo ’bastardo posto’. Qui la formazione intellettuale e l’esordio musicale, poi la fama a Bologna.Nato sotto la Ghirlandina, poi sfollato a Pavana per la guerra e ritornato nel ’45. Nel bestseller ’Vacca d’un cane’ il cantautore racconta questo ’bastardo posto’. Qui la formazione intellettuale e l’esordio musicale, poi la fama a Bologna.Ricevi le notizie de il Resto del Carlino su GoogleSeguiciMarchetti

Succede che arrivi bambino in una città per te sconosciuta, dove forse ti senti un po’ estraneo e straniero, una città di "vetrate viola" e "vecchi cortili", ma hai ancora negli occhi i panorami della montagna, la luce di certi tramonti, l’aria che respiravi, tutto quello che non trovi più lì, "fra la via Emilia e il West". E allora quella "Piccola città" diventa "un bastardo posto" dove devi costruire una nuova vita, in un Paese che cerca di ripartire dopo la guerra feroce.

Così fu Modena per Francesco Guccini che proprio qui, sotto la Ghirlandina, era nato il 14 giugno 1940 ("lo stesso giorno di Che Guevara", ricordava spesso), ma che da Modena andò via bebè per tornarvi cinque anni dopo. La mamma Ester Prandi era carpigiana, il papà Ferruccio, dipendente delle Poste, aveva le sue radici a Pavana, sull’Appennino tosco emiliano: quando la guerra iniziò a diventare più feroce e il padre fu chiamato alle armi, Francesco (di soli tre mesi) venne portato dalla mamma proprio a Pavana, dove trascorse i primi anni dai nonni paterni. A Modena tornò soltanto nel 1945, a guerra conclusa, e forse per questo la Piccola città (con "le pietre sconosciute, le case diroccate") non gli entrò subito nel cuore. Anche se poi Modena fu fondamentale per la sua educazione e formazione intellettuale, sentimentale e anche musicale. Guccini ha raccontato quegli anni modenesi in varie interviste e soprattutto in un bestseller, "Vacca d’un cane", pubblicato nel 1993. Nel romanzo, intessuto di una lingua modellata sul nostro dialetto, Modena è la "Città della Mòtta", a richiamare le motte, le collinette delle terramare. "Non è micca un lavoro facile, andare a stare in città", scriveva Guccini che abitava in un "palamàio", un palazzone fra via Cucchiari, via Monte Sabotino e via del Gambero, a due passi da quello che era stato il complesso del Gruppo Rionale fascista Sinigaglia, poi era diventato Casa del Popolo dove si ballava al Florida (e qualche anno più tardi fu sede della Guardia di Finanza), lungo quella "via Emiglia" – sì, con il gl – che si immaginava portare chissà dove, e già al Ponte della Pradella sembrava di essere arrivati alle colonne d’Ercole.