«Si tratta di un disco autobiografico, forse il più maturo del cantautore.
Via Paolo Fabbri 43 è l’indirizzo di Francesco e dà lo spunto al cantante per iniziare un discorso autobiografico che parte da quando rincasa alle prime ore dell’alba, dopo aver vissuto la sua semplice e splendida vita di provincia, e prosegue lungo la giornata con relative considerazioni sul mondo che lo circonda.
Nelle altre composizioni Guccini dice il suo punto di vista, sempre originale e mai banale, sui critici di cui si diceva, sugli intellettuali finti, sugli amici parolai, sull’aborto e su altri problemi, piccoli e grossi […] Ed ecco venire fuori il Guccini amico solidale degli emarginati, il cantautore delle minoranze […] Insomma, tra tanti album che ho ascoltato in questi ultimi tempi, quello di Dalla e questo di Guccini mi sembrano le uniche cose importanti e le uniche voci originali e “diverse” che ho sentito».
Parola di Renzo Arbore. “La Cassazione” degli artisti scriveva così, cinquant’anni fa, dalle pagine de Il Monello.
Era l’estate del 1976 e Via Paolo Fabbri 43 era al sesto posto della classifica dei dischi più venduti in Italia.










