Bologna, 6 agosto 2026 – Quando nel 1976 Francesco Guccini pubblicò “Via Paolo Fabbri 43”, il suo settimo disco, non poteva immaginare che con quel lavoro sarebbe nato in Italia il turismo musicale, i pellegrinaggi laici alla scoperta della casa del ‘maestrone’, nascosta tra le stradine della Cirenaica. A dimostrazione di quanto fosse stretto il legame con Bologna, i luoghi, il territorio, le sue personali “Stanze di vita quotidiana”, per citare il titolo di un altro suo disco.

La Bologna di Francesco Guccini da sinistra in via Paolo Fabbri 43, e Da Vito tra musica e gioco del 'tarocchino'

Un rapporto fatto di consuetudini di quartiere, come quella, ormai entrata nella mitologia, che lo univa alla trattoria da Vito, a pochi passi dalla sua abitazione, dove sono leggenda le notti interminabili trascorse tra il ‘rosso’ della casa e le partite all’amato ‘tarocchino bolognese’, il gioco di carte della cui omonima accademia era stato nominato presidente onorario.

La trattoria Vito, luogo storico di Francesco Guccini, in zona Cirenaica, vicino alla via Paolo Fabbri dove il cantautore ha vissuto a lungo, Bologna, 6 agosto 2026. ANSA/Alessandro Cori

Due tavoli vicini, ma separati il suo e quello dell’amico Lucio Dalla, ognuno circondato dal suo gruppo di amici, ognuno geloso delle proprie tecniche e dei propri segreti per vincere. “Francesco era l’abituale occupante di un tavolo all’ingresso, mentre poco più in là, ma rigidamente separati, sedevano Lucio Dalla e il suo gruppo di amici. Due mondi vicinissimi, ma che non comunicavano. Troppo diversi, Guccini, il filosofo e Dalla, sempre scherzoso, irriverente. Mai che abbiano giocato a carte allo stesso tavolo. Anzi, il gioco era un ulteriore motivo di divisione”, ricordò Paolo Pagani, il figlio di Vito, in occasione della festa per gli 80 anni del cantautore.