Il disco più famoso del cantautore italiano Francesco Guccini, morto giovedì a 86 anni, ha un titolo che oggi suonerebbe poco in sintonia con le moderne sensibilità sulla privacy: Via Paolo Fabbri 43, come l’indirizzo reale della casa in cui viveva a Bologna e dove rimase fino agli anni Duemila.

Era il posto in cui qualsiasi fan di Guccini poteva sperare di incontrarlo e scambiare due chiacchiere con lui: bastava aspettarlo sotto casa, suonare il citofono oppure recuperare il numero nell’elenco telefonico e chiamarlo, come fece il critico musicale Riccardo Bertoncelli. E riuscirci non era affatto difficile, visto che Guccini era una persona notoriamente disponibilissima, tanto da non farsi alcun problema a rendere pubblico il proprio indirizzo a chiunque.

Fu insomma un’involontaria dimostrazione di antidivismo, e ha innescato una strana forma di turismo musicale che continua ancora oggi. Da giovedì mattina, proprio davanti a quel portone, decine di persone hanno lasciato fiori, biglietti, fotografie e dediche.

Via Paolo Fabbri 43 (Google Maps)

Guccini andò a vivere in via Paolo Fabbri 43 negli anni Sessanta, quando aveva già lasciato Modena per trasferirsi a Bologna e provare a combinare qualcosa con la musica e con la scrittura.