BOLOGNA – Mentre le canzoni di Guccini vengono sparate a palla da un furgone, c’è chi ha lasciato un mazzetto di fiori discreto nella fioriera accanto ai gradini del portone di via Paolo Fabbri 43. C’è chi arriva con altri fiori e un bigliettino che recita semplicemente “Francesco”: basta il nome, non c’è da aggiungere altro. C’è un corriere che lavora in zona e che si ferma tre volte, gli occhi pieni di versi e canzoni. E poi un biglietto, lasciato in terra, scritto velocemente, come velocemente è arrivata la notizia: “Ciao Francesco, con te va via la miglior parte della mia vita”. Lo ha lasciato una signora bionda, Angela. Un sasso a tener fermo quel saluto, a tener fermi decenni di musica e di emozioni, per non lasciarle andare via.
Ma, come detto, a far da colonna sonora a questo lutto che è individuale e collettivo allo stesso tempo, sono proprio le canzoni di Guccini, diffuse ad alto volume nella strada. Qui abitava, qui rimane il ricordo.
È un piccolo pellegrinaggio nella strada della Cirenaica, tra commozione e gratitudine, ricordi e . "Un dispiacere talmente grande… Peccato che non ho la chitarra con me se no ci mettevamo tutti a cantare”, dice scendendo dal suo furgone un corriere. “Io ho perso un secondo padre, c'è tanta tristezza. Ho iniziato ad ascoltarlo a quattordici anni. Dobbiamo ricordarci anche della sua simpatia e la voglia di prendere in giro il tempo".











