Di: SEIDISERA - Veronica Alippi / M. Ang. A Ceuta, l’exclave spagnola sulla costa nordafricana, dove alcuni giorni fa in poche ore sono entrate illegalmente oltre 70’000 persone, c’è ancora molta preoccupazione. La trasmissione radiofonica della RSI SEIDISERA ha intervistato in merito Caterina Roggero, docente all’Università degli Studi di Milano-Bicocca, ricercatrice dell’Istituto per gli Studi di Politica Internazionale (ISPI) di Milano, esperta tra l’altro di Nordafrica. Rischio di nuovi attraversamenti di massa?Sui social pare continuino a circolare appelli per un possibile nuovo tentativo di attraversamento fra qualche giorno a Ceuta, si parla del 15 agosto. C’è davvero il rischio che quanto è successo una settimana fa si ripeta fra pochi giorni? “No, io penso di no. Penso che non ci sia questo rischio - afferma Caterina Roggero -. La paura della popolazione di Ceuta è comprensibile, perché si è trattato di un evento eccezionale. Gli ultimi conteggi parlano di circa 70’000 persone che si sono riversate al di là della frontiera. Quindi un evento eccezionale, che però non si potrà ripetere a breve. Si potrebbe ripetere invece in futuro, perché ha segnalato un problema profondo che ha il Marocco: ci sono sacche di malessere sociale nel Paese. Però adesso i controlli sono elevati sui canali social che hanno (in teoria) scatenato questa ondata con le fake news e con quant’altro è circolato a macchia d’olio in pochissimo tempo. Ora c’è un controllo serrato, ci sono stati anche degli arresti”. Arresti e processi a TétouanA proposito di arresti, proprio ieri abbiamo dato la notizia che a Tétouan, un’importante città marocchina poco più a sud di Ceuta, ci sarebbero già stati processi, con 25 persone finite davanti alla giustizia. Non si sa molto di più. Secondo lei le autorità marocchine si stanno davvero muovendo per individuare i responsabili? “Secondo me le autorità marocchine stanno cercando di salvare la faccia rispetto a quello che è successo a Ceuta, perché è stata una cosa eccezionale che, secondo la mia interpretazione, è scappata loro di mano. Fondamentalmente l’interpretazione (che poi non è solamente mia) è quella di una mossa di minaccia brutale (perché sono state messe di mezzo delle persone e le loro vite) nei confronti della Spagna perché stava riallacciando le relazioni diplomatiche con l’Algeria. E questo non è piaciuto al Marocco”. “Io penso che questo lasciar fare, che si è verificato all’inizio da parte delle autorità marocchine (hanno lasciato passare fondamentalmente delle persone e questo è abbastanza certificato dai fatti) e anche forse questo lasciar circolare notizie non veritiere, è arrivato a un punto nel quale però il Marocco ha perso il controllo. Quindi si è ritrovato una tragedia che non si aspettava e una brutta figura rispetto a quella che è l’immagine che viene data dal Governo marocchino del Regno. C’è un Paese in crescita (lo dicono i dati) che però non riesce a risolvere un problema. Il primo fra tutti è quello della disoccupazione giovanile, che ha dei livelli molto elevati. Si preparano per il mondiale, costruiscono stadi ma abbiamo visto le manifestazioni dello scorso autunno con le proteste: “vogliamo più ospedali e meno stadi”. Quindi un malessere c’è. Ed è presumibile che arriverà una nuova crisi”. La giustizia marocchinaResta tutto abbastanza avvolto nel mistero. Le notizie arrivano col contagocce. Non c’è trasparenza su come sta agendo la giustizia marocchina. È verosimile che queste 25 persone arrestate e già processate a Tétouan siano davvero responsabili di quanto è successo? “È molto difficile stabilirlo e penso che ci sia fretta da parte del Marocco di dimostrare qualcosa che avrebbe senz’altro bisogno di più tempo. La giustizia marocchina non è così limpida e trasparente come ci dovremmo aspettare da un Paese sulla via di uno sviluppo avanzato”. L’esperta ricorda che “giusto qualche mese fa il Marocco è stato nuovamente condannato dall’ONU per l’utilizzo della tortura in interrogatori, soprattutto quelli riguardanti gli oppositori saharawi del Sahara occidentale, elemento della contesa geopolitica con l’Algeria, la Spagna. Quindi c’è una giustizia sicuramente non competente e trasparente, una volontà di recuperare il prima possibile la faccia. Innanzitutto è veramente difficile capire se questa ondata sia stata mossa dai social; bisogna fare un’inchiesta molto approfondita. Le Monde sta cercando di farla a un primo livello. Siamo ben lontani dalla verità. Quello che mi sorprende è il fatto che non ci sia stata una smentita categorica da parte del Marocco. Si è detto che i rapporti sono buoni. Anche la Spagna non ha accusato il Marocco, però c’è sempre qualcosa di non detto che mi insospettisce. Non c’è piena trasparenza in generale sulla questione”. 09:24 I fatti di Ceuta al Parlamento europeoSEIDISERA 06.08.2026, 18:00keystone