Nelle ultime ore migliaia di migranti, in gran parte marocchini e algerini, hanno raggiunto Ceuta, l’exclave spagnola nel nord del Marocco, sia attraversando a nuoto il tratto di mare che aggira il frangiflutti del Tarajal sia scavalcando le barriere di confine. Il bilancio parla di diverse decine di morti nel tentativo di attraversamento e di migliaia di persone entrate nel giro di pochi giorni, in quella che viene definita la crisi più grave dal 2021. Madrid ha inviato l’esercito a supporto della Guardia Civil e il premier Pedro Sánchez si è recato personalmente nella città autonoma. L’analisi del generale Ivan Caruso, consigliere militare della Sioi
Per comprendere la crisi attuale è utile ripercorrere quanto accaduto nel maggio 2021, quando circa 8-10 mila migranti entrarono a Ceuta in meno di 72 ore dopo che le autorità marocchine allentarono deliberatamente i controlli di frontiera. L’episodio fu una ritorsione esplicita: poche settimane prima la Spagna aveva accolto in un ospedale di Logroño, per ragioni umanitarie, Brahim Ghali, storico leader del Fronte Polisario, il movimento indipendentista del Sahara Occidentale considerato ostile da Rabat. Il Marocco rispose ritirando la propria ambasciatrice da Madrid e allentando i controlli alla frontiera, in un uso esplicito della leva migratoria come strumento di pressione diplomatica.










