Quando, nella notte tra giovedì e venerdì scorsi, migliaia di persone hanno attraversato a nuoto il confine tra Marocco e Ceuta, a Madrid la sensazione di déjà-vu è stata immediata. Cinque anni fa, nel maggio 2021, la stessa frontiera fu attraversata in poche ore da migliaia di persone, dopo che le autorità marocchine allentarono deliberatamente i controlli, spingendo Madrid a schierare l’esercito. Oggi il bilancio è molto più drammatico. Secondo il ministero dell’Interno spagnolo sono almeno 67 i corpi recuperati tra il lato spagnolo e quello marocchino della costa, ma altre fonti parlano di un numero superiore, vicino agli 80; nel frattempo oltre 48mila persone risultano già rimpatriate, su un totale di arrivi che ha superato le 60mila unità. La domanda che si fanno analisti e diplomatici è la stessa di allora: perché proprio ora? E soprattutto, dato che nel 2021 il “ricatto” funzionò, cosa vuole ottenere Rabat questa volta?
Cinque anni fa il detonatore fu l’ospedalizzazione in Spagna di Brahim Ghali, leader storico del Fronte Polisario, il movimento che rivendica l’indipendenza del Sahara Occidentale dal Marocco. Il gesto di Madrid fu percepito a Rabat come un affronto diretto, e la risposta fu l’apertura temporanea della frontiera. Le conseguenze arrivarono nei mesi successivi, e furono tutt’altro che simboliche. Nel marzo 2022 Pedro Sánchez inviò una lettera al re Mohammed VI in cui la Spagna, per la prima volta, riconosceva il piano di autonomia marocchino come “la base più seria, realistica e credibile” per risolvere la disputa sul Sahara Occidentale: un vero voltafaccia rispetto alla tradizionale neutralità spagnola sul dossier, ereditata dal passato coloniale. Da quel gesto discese tutto il resto. Nel maggio 2022 i due governi annunciarono la riapertura graduale dei valichi di Ceuta e Melilla, chiusi da oltre due anni, a partire dai passi del Tarajal e di Beni Enzar, prima per i cittadini con diritto di circolazione Schengen, poi per i lavoratori marocchini essenziali all’economia delle due città autonome.











