Roma, 31 luglio 2026 – Da una parte i morti restituiti dal mare. Dall’altra uomini, donne e bambini che, dopo aver nuotato fino alla spiaggia del Tarajal, vengono fermati da soldati e Guardia Civil, mentre pochi metri più in là una lunga colonna di migranti percorre la strada opposta, tornando verso il Marocco. È l’immagine della più grave crisi migratoria vissuta da Ceuta dalla grande ondata del 2021, dove il dramma umanitario si intreccia con una nuova tensione politica e diplomatica tra Madrid, Rabat e l’Unione europea.

Il bilancio continua a salire. Le vittime sono almeno 57, tutte annegate nel tentativo di raggiungere l’Europa. Si cercano ancora i dispersi tra il Marocco e l’enclave spagnola. Una tragedia che si aggiunge alle decine di migranti morti negli ultimi mesi lungo una delle rotte più brevi e pericolose del Mediterraneo. Intanto migliaia di persone sono riuscite a entrare a Ceuta nell’arco di appena 48 ore, mettendo sotto pressione un sistema di accoglienza già al collasso e una città di appena 85mila abitanti.

Sanchez: “Violazione dell’integrità territoriale della Spagna”

La risposta del governo spagnolo si è concentrata sul controllo della frontiera e sui rimpatri. Il premier Pedro Sánchez, recatosi nell’enclave, ha definito quanto accaduto “un attacco” e “una violazione dell’integrità territoriale della Spagna”, ribadendo la collaborazione con Rabat per accelerare i rientri.