Roma, 2 ago. (askanews) – La crisi migratoria a Ceuta – la più grave dal maggio 2021 – riporta all’attenzione anche lo status giuridico di Ceuta e Melilla, le due città autonome spagnole sul suolo nordafricano. Il ministero dell’Interno spagnolo, per ora, parla di “esemplare cooperazione” con Rabat e attribuisce l’afflusso alle reti di trafficanti, escludendo un collegamento diretto con la disputa sulla sovranità, ma in passato le tensioni non sono mancate e non sono mai del tutto rientrate, visto che il Marocco ha più volte chiesto che Madrid rinunci ai quei territori.
Sul piano storico-giuridico, Madrid rivendica una sovranità che precede la nascita dello Stato marocchino moderno. Ceuta passò sotto la Corona di Castiglia nel 1580 e fu riconosciuta spagnola dal Portogallo con il Trattato di Lisbona del 1668, dopo la fine dell’Unione iberica. L’occupazione di Melilla è del 1497. Quando il Marocco ottenne l’indipendenza dalla Francia nel 1956, le due città non sono state incluse nel processo di decolonizzazione e sono rimaste parte del territorio nazionale spagnolo, dal 1995 con statuto di città autonome.
Sul piano del diritto internazionale, né Ceuta né Melilla compaiono nell’elenco Onu dei territori non autonomi ancora da decolonizzare, a differenza del Sahara Occidentale. Per la Spagna si tratta dunque di territorio nazionale a tutti gli effetti, parte dell’Unione europea, e non di un possedimento coloniale su cui si possa rivendicare il diritto all’autodeterminazione dei popoli.










