L’ora della verità
Fabrizio Cicchitto
Powered by
Siamo arrivati all’ora della verità su una questione politica fondamentale: la collocazione internazionale del campo largo, con particolare riferimento all’Ucraina. Il tema ha ricadute che riguardano l’Unione europea, la Nato e l’Occidente in quanto tale, e ha ricadute assai forti per il futuro, ma dovrebbe anche averne per il presente. Sull’Ucraina dal 2022 si sta giocando una partita decisiva sui confini Nord dell’Europa, ma di lì per connessione sull’equilibrio europeo nel suo complesso. Anzi, a voler guardare le cose da un punto di vista geopolitico, si tratta di un tassello fondamentale nel confronto in atto dalla fine degli anni Ottanta in poi tra l’Europa, l’Occidente e quello che non esitiamo a chiamare “l’asse del male”, cioè Cina-Russia-Iran-Corea del Nord. Questa partita ha un impatto notevole sulla dialettica politica italiana. Da sempre, su questo nodo entrambi gli schieramenti sono divisi al loro interno, ma nel centrodestra finora ha sempre prevalso nettamente la linea imposta da Giorgia Meloni, con il sostegno convinto di Forza Italia e anche di quello degli storici governatori leghisti.
Fino a qualche giorno fa, nel campo largo c’è stato un confuso “tiro della coperta”, ma in questi ultimi giorni il dibattito è andato incontro a un brusco chiarimento. Prima Bonelli, con uno dei suoi soliti comizi in diretta televisiva, e poi Conte hanno assunto una posizione assai precisa: basta gli aiuti all’Ucraina per favorire la trattativa. Siccome nessuno dei due ha alcuna possibilità di piegare Putin (che per parte sua non ha alcuna intenzione di farlo), allora vorrebbero privare l’Ucraina delle armi indispensabili per difendersi per costringerla a una pace simile a una resa. L’accentuazione dei bombardamenti russi in questi giorni va vista in questo contesto, e probabilmente tiene anche conto di queste prese di posizione.














