Riforme in stallo
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I leader del campo largo sul palco di Napoli (con sindaco e governatore) per la prima manifestazione unitaria
di Cosimo RossiROMASe il buongiorno si vede dal mattino, il fattore Ucraina – o Putin –, si profila dominus e demone dei prossimi schieramenti elettorali. Se la destra fa i conti con l’indulgenza verso Putin dell’ex generale Vannacci, il Campo largo è doppiamente lacerato: sul piano locale per la divergenza tra Pd e M5s che investe anche il riarmo europeo; in generale per l’incapacità delle forze progressiste e di Bruxelles di profilare un’alternativa di pace rispetto al foraggiamento di una guerra che le declinanti potenze europea e russa stanno conducendo sulla pelle dello stremato popolo ucraino. A dimostrazione di una divisione trasversale che permane tra le forze variamente euro-tecnocratiche – dai socialisti ai popolari, includendo ormai i conservatori di governo – e quelle nazional-populiste, altresì popolari: in Italia a varie gradazioni Futuro nazionale, Lega, 5 stelle, sigle minori di sinistra e un pezzo di elettorato di FdI.Che Conte abbia "alzato il tiro" rientra nelle logiche della contesa per la premiership cui il leader 5 stelle non rinuncia, per quanto il Nazareno se ne lamenti per bocca del responsabile esteri Beppe Provenzano. Rivendicando la fermezza europeista sull’Ucraina, dal partito di Elly Schlein si rimprovera nei casi più miti la "mancanza di coordinamento" nelle uscite unitarie come quella di Napoli, nei più irritati il fatto che l’agenda pentastellata sulla guerra russo-ucraina e il riarmo europeo corrisponda a quella della destra sovranista. Sta di fatto che la seconda iniziativa unitaria sul programma in agenda a Padova per domani è saltata. Ufficialmente per la concomitanza col voto sugli emendamenti alla riforma elettorale. Ma tutti ammettono che i rapporti si sono raffreddati, dopo l’eccesso di entusiasmo della foto di gruppo di famiglia in un interno del "blocco" costitutivo unitario del Campo largo. Come se non bastasse ieri si è svolta anche un’iniziativa delle parlamentari sulla patrimoniale che mette a disagio il Pd e non piace al Conte populista su tasse e sicurezza. Non fosse chiaro, il capogruppo al senato Stefano Patuanelli, voce da sempre dialogante col Pd, rilancia i concetti di Conte, evocando la necessità di assumere un’iniziativa di pace in cui sarà impossibile non accettare una cessione di territorio da parte di Kiev, e chiama in causa anche Avs, che preferisce defilarsi. "Da anni diciamo che l’élite riarmista europea non vuole la pace in Ucraina perché così verrebbe meno la percezione del pericolo russo", argomentano i capigruppo pentastellati in commissione esteri e difesa Maiorino, Silvestri e Lomuti. E conferma Conte che quello in atto è un attacco del "partito del riarmo" contro un movimento colpevole solo di dire la verità su "una folla corsa al riarmo". Materia su cui, spiega ai suoi, la linea dei progressisti "non può essere quella di Fratelli d’Italia". Ciò sarebbe un nodo da sciogliere anche per il Pd alla luce delle insipienze europee. Anche se l’ex premier e papabile dem per il Quirinale Paolo Gentiloni, intervieni affermando che evocare la diplomazia europea in assenza di aiuti in armi sia un esercizio "stucchevole". Per Gentiloni, "contro gli aiuti militari all’Ucraina e contro la difesa europea si va formando in Italia una convergenza trasversale" che si è espressa nel voto europeo sull’adesione all’Ue, contro l’uso del fondo Safe per la difesa comune Ue e "la presunta demonizzazione di Putin".












