di
Claudio Bozza
Impasse tra Pd, M5S e Avs dopo la bassa partecipazione e le polemiche in Campania. L'appuntamento al Nord rischia di saltare, con la scusa della legge elettorale. E Conte rilancia dopo le polemiche sulla Russia
Repetita (non) iuvant. I promessi alleati del Campo largo difficilmente ripeteranno un’altra piazza unitaria dopo la figuraccia (organizzativa e politica) rimediata l’altro giorno a Napoli, dove Elly Schlein, Giuseppe Conte, Nicola Fratoianni e Angelo Bonelli hanno iniziato col piede sbagliato la campagna elettorale per le elezioni politiche del prossimo anno. Prima l’«invasione» da parte di Potere al popolo, poi il bis dei disoccupati organizzati e infine lo scivolone del leader dei Cinque stelle, che a un certo punto se ne era uscito così: «Pensate che stanno costruendo una minaccia russa per convincerci che dobbiamo armarci fino ai denti», usando anche toni complottistici («queste cose non le dicono, ve le dico io»). Salvo poi provare a metterci una pezza: «Sono stato frainteso».
Il prossimo appuntamento unitario, dopo quello al Sud, era stato fissato al Nord: a Padova il 15 luglio. Ma difficilmente si terrà. Insomma, usando un’altra metafora di manzoniana memoria: «Quest’altra piazza non s’ha da fare». Troppo pericoloso, specie con questo caldo infernale, organizzare un’altra manifestazione all’aperto. Eppure il quartetto progressista, tre settimane fa, si era riunito alla trattoria Costanza, nel cuore di Roma, con tanto di selfie celebrativo e tanti buoni propositi: «Saremo uniti e batteremo questa destra». Soltanto, poi, è bastato salire sul palco per rilevare che questa alchimia rischia di essere più difficile di amalgamare l’acqua e l’olio. Il vertice progressista a Nord-Est era fissato infrasettimana, poi si è pensato di farlo slittare al weekend, ma con tanta gente al mare rischiava di essere addirittura peggio.














