di
Fabrizio Roncone
Il rompicapo delle possibili alleanze: da Calenda e Renzi, a Onorato e Ruffini. Con la sindaca di Genova alla finestra
Antefatto, sabato, luogo di mare. Preparazione di un articolo sul gran casino dei centristi, Campo largo che organizza pranzi troppo ristretti, con polemiche e annessi veleni. Appunti. Partire dalla foto scattata in quel ristorante di Roma (ricordarsi di scrivere che Conte sembra avere appena detto «Queste foto portano sfiga», con Fratoianni contento come uno che va dal dentista, Bonelli come uno che avrebbe voluto i fiori di zucca fritti invece del pesce bollito, mentre Elly Schlein da l’idea d’essere l’unica davvero entusiasta). Spiegare che di Renzi, al centro, non si fida nessuno. Ma che resta il più bravo di tutti a fare opposizione. E poi sottolineare bene che in quella foto, comunque, non manca solo lui. Gli assenti sono tanti. Fare l’elenco. Attenzione a non dimenticarsi del socialista, perché dovrebbe esserci pure un socialista, verificarne il nome esatto.
Adesso, seguitemi: è domenica e allora cerchiamo di rimettere insieme il racconto della settimana in cui s’è capito quanto i lavori al centro del Campo largo siano ancora molto indietro, al punto che quei quattro — per annunciare la decisione di preparare un programma di governo condiviso — decidono d’attovagliarsi da soli all’Hostaria Costanza, i tavoli infilati dentro i resti del Teatro di Pompeo, uno di quei posti dove i turisti entrano ed esclamano «Wonderful!», che poi è quello che abbiamo pensato anche tutti noi, quando li abbiamo visti seduti intorno a un tavolo triste, già sparecchiato, nemmeno un bicchiere, una bottiglia di vino, nemmeno una rassicurante faccia con cui prendere voti tra gli italiani moderati, senza i quali — è sicuro — le elezioni non si vincono.











