Roma. Se alleanza a ogni costo dev’essere, prepararsi a un conto – cioè a un Conte – salatissimo. La Russia non è una minaccia, dice il leader del M5s, facendo da megafono di Putin sin dal palco di Napoli: la pensa così anche il Pd? “Giammai. Ma scherziamo. Porteremo l’avvocato sulla retta via”, rispondono deputati e senatori. Che tuttavia continuano a giustificare il campo larghissimo a oltranza. “E’ suggerito dalla matematica”, spiega al Foglio Filippo Sensi. “I programmi dovranno cercare di essere coerenti, ma la coerenza mi interessa il giusto: la mia stella polare è come aiutare Kyiv dal punto di vista elettorale”. Ovvero? “Nei prossimi mesi sarà nostro compito valorizzare i punti in comune con i nostri alleati, ma anche affrontare le differenze”. “E non sono poche – prosegue Sensi –. Le posizioni del Movimento e della Lega sul Cremlino sono note, non è una sorpresa di oggi”. Soltanto che il primo viene tirato per la giacchetta dai dem. “La questione infatti è come poter lavorare insieme: non si devono oltrepassare le linee rosse sull’Ucraina. Noi l’abbiamo sempre sostenuta. Ma vorrei più coraggio da parte del mio partito, soprattutto di fronte all’agenda filorussa dei contiani”.Invece Elly è tutta un sorriso. Mai più divisi, slogan, foto ricordo. E pazienza per i contenuti. “Basta perdere tempo”, ribatte Sandra Zampa, senatrice in quota dem. “Non si può più rinviare il confronto interno sulle priorità come la politica estera: è un errore inaccettabile affermare che la Russia non rappresenti un pericolo. L’ha dimostrato eccome, a grave danno di tutti i cittadini europei e invadendo un Paese sovrano. Il putinismo per noi è inconciliabile”. E se il M5s si impunta? “Spero che il loro sia un incidente di percorso: su questo hanno posizioni estreme, ma dovranno ravvedersi. Rendiamocene conto, perché il costo dei balletti sotto i riflettori alla fine arriva. Lo dimostra bene Meloni con Trump”. L’allarme suona anche da Strasburgo, dove all’indomani del voto sull’Ucraina – dove il Pd si è espresso compatto, tranne gli astenuti Strada e Tarquinio – l’europarlamentare Giorgio Gori si domanda “come si concili questa posizione con le parole di Giuseppe Conte: come possiamo fare finta di niente?”, scrive su X l’ex sindaco di Bergamo. Riflette a distanza Lia Quartapelle: “Il Pd ha le idee chiare e l’ha dimostrato ancora una volta in sede europea. La domanda è se la coalizione che stiamo costruendo vuole essere ambiziosa oppure no: se la risposta è sì, puntando a un ruolo internazionale di rilievo per l’Italia, la doppia minaccia imperialista costituita da Trump e Putin non può essere elusa, né relegata a facili slogan populisti. Se ci rimettiamo alle parole inaccettabili di Conte o all’approccio superficiale di Bonelli, abbiamo un problema di credibilità. Noi la coalizione la dobbiamo guidare, anche su questi temi”.Il guaio è che finora il Pd non l’ha mai fatto. Ha inseguito il Movimento, l’ha accontentato in lungo e in largo in nome del quieto vivere: è Conte a indirizzare Schlein, semmai. “Noi non cambieremo idea, è ora che il leader del Movimento inizi a farlo in modo serio”, insiste la deputata. “Conosco bene Conte l’europeista e Conte il duttile: a suo tempo aveva capito bene che per noi il punto irrinunciabile era l’atteggiamento verso l’Europa, di cui vogliamo essere parte a testa alta, verso una piena integrazione. Lì l’ex premier passò dal sovranismo straccione di Salvini al pragmatismo comunitario. Sulla Russia dovrà fare altrettanto, tornando a essere uomo di governo”. Auguri. “Non possiamo più sottrarci al confronto. Né cadere in una duplice autoconsolazione: questi punti complessi, da presentare in modo credibile agli italiani, vanno affrontati al più presto; al contempo non crogioliamoci su Vannacci, che porterà nuovi voti alla destra e non la indebolirà affatto – al contrario di quel che dice Renzi. Dunque occorre restare dritti, cristallini, di sinistra, autonomi dagli imperialismi. Su questo Schlein è sempre stata decisa, confermando i voti in Parlamento quando si doveva”. Eppure le richieste per un Pd “più assertivo” arrivano anche dall’interno. “Elly interpreta la linea del partito”, di nuovo Sensi. “Non mi pare che abbia fatto inversioni particolari, ma certi argomenti come l’appoggio all’Ucraina andrebbero ribaditi con maggiore convinzione. Anche perché il quadro attuale ci impone di essere protagonisti: bisogna scongiurare lo scenario Vannacci, l’ascesa dei putinisti”. Ma se il cordone sanitario è malato in partenza? “Fare battaglia fuori dai poli come Calenda e Picierno è onorevole, ma rischia di essere testimoniale. C’è un alleato possibile, il M5s, con cui dobbiamo puntare a una große koalition come in Germania. Fermo restando che è un partito di destra”. Prego? “Sì, di destra: ha governato anche con la Lega”. Dentro il Pd però non la pensano tutti così. Anzi, forse sono rimasti in pochi. Sempre viva l’alleanza?