Il collante della piazza non basta a cancellare le differenze. Archiviata la foto dell'abbraccio di Napoli, il campo largo torna a fare i conti con il rebus che lo accompagna fin dall'inizio: quale spazio riservare al centro. Le contestazioni della sinistra radicale, il caso aperto dalle parole di Giuseppe Conte sull'Ucraina e il rinvio quasi certo del secondo palco di Padova riaccendono le tensioni tra gli alleati, incalzati dall'area riformista che reclama un perimetro più "inclusivo". E il primo a rompere gli indugi è Bruno Tabacci, lasciando il gruppo del Pd per approdare al misto con un messaggio destinato agli alleati: "La destra non si batte restringendo il campo, ma allargandolo". Una linea che trova sponde, con accenti diversi, in +Europa e Italia Viva, mentre Azione sceglie lo scontro aperto con il M5s.

Nel cantiere del campo largo riaffiora un ricordo che pesa: Vasto. La fotografia del 2011 suggellò il patto tra Pier Luigi Bersani, Antonio Di Pietro e Nichi Vendola come alternativa al centrodestra, diventando però presto - nella lettura di alcuni protagonisti - il simbolo delle difficoltà di un'alleanza costruita più sulla somma delle sigle che su un progetto condiviso. Il timore che emerge nell'area centrista è che l'asse a quattro tra Elly Schlein, Giuseppe Conte, Angelo Bonelli e Nicola Fratoianni ricalchi quello schema, mettendo insieme culture troppo distanti senza una sintesi capace di mobilitare l'elettorato sempre più disilluso. La scelta di lasciare il gruppo del Pd è "meditata e necessaria", spiega Tabacci, che sembra mandare un segnale già con la sua partecipazione, martedì 14, alla 'Notte della democrazia', organizzata da +Europa davanti a Montecitorio contro la riforma della legge elettorale.