Dal porto di Pozzuoli i traghetti hanno ripreso i collegamenti con le isole già domenica mattina. Ora alla biglietteria c’è la fila di turisti e vacanzieri in partenza. Le strade sono più trafficate, le attività commerciali quasi tutte aperte. Ai bancomat e in posta c’è la fila di persone che devono ritirare lo stipendio e di anziani che aspettano la pensione. Il primo lunedì post terremoto la città prova, lentamente e con fatica, a tornare alla normalità. Lo fa consapevole che non sarà facile: i cittadini sono esausti fisicamente e psicologicamente. E lo dimostrano le proteste andate in scena ieri mattina all’esterno dell’Anfiteatro Flavio in occasione della visita del ministro della Cultura Giuli. Ma nonostante la rabbia, le incertezze sul futuro e la paura di venerdì sera, chi su Pozzuoli ci ha investito con attività commerciali e locali della movida, o chi semplicemente vive questo territorio da sempre, ieri era pronto a rimboccarsi le maniche e ricominciare.

LE TESTIMONIANZE Tra loro c’è Luigi, 38 anni, ha un negozio di abbigliamento al porto di Pozzuoli: «Dopo lo spavento provato, aprire è quasi un atto di coraggio», dice. «Viverla da lontano è un conto, essere qui e vedere le pietre che ti cadono sulla testa e le persone nel panico più totale è stato molto pesante. Oggi sembra tornata la quiete dopo la tempesta. Per fortuna hanno riaperto alcune strade che avevano chiuso e sono ottimista che le cose possano pian piano sistemarsi. Pozzuoli è una città bellissima e merita il meglio ma dipende anche da noi. Dobbiamo avere il coraggio di aprire e la forza di andare avanti». Una giovane coppia, proprietaria di un negozio di animali in zona porto, ha riaperto ma e ancora visibilmente stanca è provata: «La situazione sembrava essersi calmata. Pozzuoli si stava un po’ ripopolando. Adesso abbiamo avuto il colpo più duro. Ma stamattina siamo qui per ricominciare, riaprire è necessario, non abbiamo altra scelta. Sabato siamo venuti in negozio per mettere a posto il caos causato dal terremoto e oggi siamo qui». A poca distanza c’è un’altra attività commerciale che ha riaperto: «È importante ripartire. Stamattina non avevo proprio la testa ma sono venuto ugualmente. Con la riapertura del porto la città oggi è un po' più viva, speriamo bene», dice il titolare. «Abbiamo aperto, bisogna ricominciare. Se non ci aiuta nessuno ci aiutiamo da soli», aggiunge il commesso di un altro negozio che vende vestiti e scarpe. Anche i locali simbolo della movida cittadina lunedì mattina hanno provato a tornare alla normalità. Come il Gozzetto, il noto ristornate e bar situato a due passi dal mare del porto: «Oggi si riapre, ma nell’incertezza – dicono i proprietari. In questa terra noi ci dobbiamo vivere e con il bradisismo e il terremoto ci dobbiamo convivere, ma fino ad ora si è fatto poco e niente per i cittadini di Pozzuoli. Questa è zona di movida ma chiaramente sabato qui era tutto deserto perché la gente è spaventata. Ma il problema non è solo la questione commerciale, siamo solidali con chi ha perso la casa. È un problema che riguarda tutta la comunità». Anche per questi motivi riaprono: «Oggi ricominciamo perché abbiamo delle responsabilità nei confronti dei nostri dipendenti ma non sappiamo come andrà la settimana dal punto di vista lavorativo. In ogni caso siamo qui anche per dare al paese il segnale che noi ci siamo e cerchiamo di contribuire alla ripresa, pure se non è facile». Anche i baretti che sorgono nei vicoli alle spalle del porto, e che la sera solitamente sono pieni di giovani, ieri mattina si stavano riorganizzando: «Riapriamo senza sapere come andranno le cose ma riapriamo. È necessario per dare un segnale alla comunità. Qui ogni sera era pieno di gente che voleva divertirsi e passare qualche ora di relax. Pozzuoli deve tornare a vivere», dice il gestore di un locale. LA RESILIENZA E poi ci sono gli anziani del circolo Il Serapeo. Con il bradisismo ci convivono da sempre e rappresentano forse l’esempio più lampante della capacità di resilienza dei puteolani: «Dobbiamo andare avanti, non ci sono alternative. Stamattina abbiamo aperto per riunirci qui come abbiamo sempre fatto. È un modo per fare due chiacchiere e provare a distrarci da tutto questo».